L’ORTICA
Prosegue il viaggio nel mondo della medicina popolare. Il mio atteggiamento è quello di osservatore che vuole solo raccontare gli antichi metodi di cura ancora in uso nelle nostre campagne, metodi che hanno origini remote, ma che sono giunti fino a noi tramandati da padre in figlio. Ho notato che, come ogni "scienza", anche la medicina popolare ha subito una evoluzione. Mentre un tempo, non troppo lontano, i guaritori facevano largo uso di pratiche rituali legate alla magia ed alla superstizione, oggi, invece, persistono più che altro quelle attinenti alla erboristeria, ed è per questo che, di volta in volta, parlerò dei rimedi legati ad erbe o agli alberi. Vorrei prima, però, fare una breve digressione di carattere generale. Alle erbe o agli alberi, da sempre, la tradizione attribuisce virtù particolari; si può dire che posseggano una mistica energia vitale; infatti, fin dall’antichità, le piante erano consacrate all’una o all’altra divinità. Per i Romani la quercia era "l’albero sacro" per antonomasia, esso era dedicato a Giove e rappresentava la forza. Il frassino era dedicato a Marte e, con questo legno, si facevano le lance, la tradizione dice che anche quella di Achille fosse di frassino. L’alloro era legato alla figura di Apollo e a chi primeggiava sia in guerra che nelle arti. Il rosmarino è stata, sempre dai Romani, considerata una pianta magica simbolo della immortalità con il potere di perpetuare i ricordi, di allontanare gli spiriti maligni e di propiziare gli dei: "hac herba deos homines placant"; per non parlare del noce(sacro per i Longobardi e per le streghe) e del salice. A proposito di questa ultima pianta c’è una usanza popolare che risale alla notte dei tempi e accomuna la Toscana ed il Veneto. Per scacciare la febbre, in certe zone contadine di queste regioni, l’ammalato annoda un legaccio all’albero e se ne va dicendo: "Qui ti metto, qui ti lascio e me ne vado a spasso". Perché questa tradizione antica ha preso in considerazione quell’albero e non un altro? Sarà una coincidenza, ma è da notare come dalla corteccia del salice si sia estratto nel secolo scorso, quindi successivamente all’origine di queste pratiche, un glucoside chiamato salicina il quale per idrolisi enzimatica e poi per ossidazione forma l’acido salicilico, l’ acetilazione di quest’ultimo composto dà origine all’aspirina tipica sostanza che scaccia la febbre. Ho portato questo esempio per far capire come magia, superstizione e scienza nella medicina popolare, a volte, si intreccino e si integrino fra loro in modo misterioso ed imponderabile. Molte curiose tradizioni persistono ancora oggi in luoghi vicini a noi, in particolare in Lessinia e sull’Altipiano di Asiago fra le comunità Cimbre, riti tutti legati alle proprietà magiche e curative delle piante. In queste terre tale era il culto per le erbe che la leggenda dice che a Grietz ,un paesino vicino a Boscochiesanuova, sulla montagna veronese, furono portati e nascosti alcuni libri di fitoterapia e magia scritti da Pietro d’Abano prima che il noto medico e filosofo, vissuto fra il XIII e il XIV secolo fosse bruciato sul rogo (dopo morto)a Padova, con tutte le sue opere. Anche nelle nostre campagne, a cavallo fra il Veronese, il Padovano ed il Polesine c’è gente che usa ancora metodi ancestrali, spesso con buoni risultati, d’altra parte c’è il detto: "Il paziente dopotutto guarisce nonostante i medici e le medicine". Molte volte conta più la convinzione in un metodo di cura che la sua reale validità. Innegabile è, comunque, una certa efficacia racchiusa nella pianta di cui parlerò oggi: l’ortica.
Il nome urtica deriva dal latino urere(bruciare)per la particolarità di questa erba di possedere dei peluzzi che si spezzano al minimo urto e favorire la liberazione di un liquido irritante. La classica ortica (in dialetto:ortiga,ontriga,artiga,antriga) è della famiglia delle Urticacee, genere Urtica, specie dioica L. Non la si deve confondere con il lamio,(ortica falsa, ortica muta) che non punge, di più modesto interesse erboristico. Quest’ultima pianta si chiama lamio o lamium in riferimento all’aspetto del fiore che assomiglia (come diceva Plinio)ad una bocca spalancata che mostra la gola (laimos). Ma tornando alla classica ortica comune, da sempre, è stata usata sia in medicina, sia in cucina, sia come foraggio. Galeno riteneva che fosse uno dei più efficaci rimedi contro il "catarro bronchiale". Ma è meglio andare con ordine.
L’ortica è una pianta perenne di altezza varia in base alle caratteristiche del terreno, in media 50 cm, ma può raggiungere i 150 centimetri. Peli urticanti ricoprono sia lo stelo che le foglie, queste sono opposte, ovoidali e con margine seghettato. I fiori sono verdastri o giallastri, non appariscenti, anemofili, raccolti in spighette ramose e pendenti (e comunque per riconoscere la vera ortica basta toccarla!). Nelle nostre campagne si trova ovunque, ma è più rigogliosa nei luoghi antropizzati ed incolti, è una pianta nitrofila ed è frequente ai bordi delle concimaie, dove ci sono immondizie o vicino ai ruderi di case abbandonate. L’ortica è usata come pianta commestibile sia per l’uomo, sia per gli animali da cortile. I nostri contadini sminuzzavano le ortiche producendo un foraggio ricco di proteine, vitamine, enzimi e sali minerali; oggigiorno usano le ortiche per lo più per preparare risotti o cotte e condite come gli spinaci. Nelle case di chi si cura o cura gli altri con le erbe, l’ortica non manca mai. Dicono che il periodo migliore per la raccolta sia delle foglie che delle radici vada da aprile a luglio.
I peli urticanti racchiudono una sostanza istamino simile (quindi vasodilatatrice),invece nell’interno la pianta contiene sostanze per lo più antiemorragiche e vasocostrittrici, per cui ha una azione opposta se usata topicamente o assunta per bocca. Questa caratteristica ambivalente la rende "unica" in erboristeria. Si deve, quindi, distinguere nettamente la sua azione locale da quella generale.
Azione terapeutica locale Innanzitutto voglio ricordare il termine medico "orticaria", che è una manifestazione allergica cutanea caratterizzata da una eruzione dolente e pruriginosa, con ponfi rossastri, tale e quale a quella causata dal contatto con le ortiche. Infatti in corso di allergie di qualunque tipo(da contatto, da alimenti, da farmaci, ecc.)c’è liberazione di istamina, quella stessa sostanza che serve a "difendere" l’ortica. Tanto è vero che in caso di allergia, fra gli altri, si usano i farmaci antiistaminici, gli stessi che, possono essere usati contro l’eritema da contatto con le ortiche. Esiste una vera e propria pratica medica in uso ancora oggi presso alcuni guaritori di campagna chiamata "urticazione" .L’ urticazione è un metodo prescritto fin dall’epoca romana; si producevano estese irritazioni cutanee al fine di risolvere o tentare di risolvere stati comatosi: lo stimolo irritante poteva, a volte, "risvegliare i sensi". Nelle nostre campagne, invece, l’urticazione si pratica tuttora, ma per altri motivi, cioè per curare i cosiddetti "dolori reumatici". Si percuote la pelle con un mazzo di ortiche raccolte da poco o si strofina la stessa con le foglie soprattutto a livello di articolazioni dolenti. Questo metodo provoca iperemia locale, maggiore flusso di sangue, quindi migliore ossigenazione dei tessuti e pare dia beneficio in caso di dolori degenerativi artrosici, tendiniti e distorsioni. Su questo ultimo punto io avrei, però, dei dubbi in quanto traumi e distorsioni di solito traggono beneficio dall’applicazione di impacchi freddi che danno vasocostrizione e fanno diminuire l’edema(quindi il contrario di quello che provoca l’urticazione),d’altra parte si dice anche che "male scaccia male", perciò può essere che ci sia, in questo caso, un apparente beneficio. Un altro metodo classico nell’uso topico della ortica è la preparazione di lozioni per frizionare il cuoio capelluto contro la caduta dei capelli. Attivando la circolazione, queste lozioni, stimolano i bulbi dei capelli. Ogni cosiddetto "botanico" ha il suo metodo specifico di preparazione. Farò un paio di esempi. Le radici possono essere macerate nell’acqua bollita e poi si diluisce il tutto con aceto, oppure le radici possono essere macerate in alcool. Invece delle radici, si possono macerare le foglie in soluzione idroalcolica e pare che questo sistema stimoli maggiormente il cuoio capelluto, infatti è proprio sui peluzzi delle foglie che, come ho detto, si trova la sostanza istamino simile la cui azione vasodilatatrice viene potenziata, in questo caso, dall’alcol.
Azione terapeutica generale Le foglie contengono anche acido tannico la cui azione utile si esplica nelle enteriti e nelle diarree curate, appunto, con infusi o decotti di foglie di ortica. Per altre patologie la medicina popolare usa sia le foglie, sia le radici. La pianta, infatti, è ricca in ogni sua parte di sostanze utili come le vitamine K e C che esercitano una azione emostatica ed antiemorragica nelle epistassi e nelle metrorragie. L’ortica contiene anche gli acidi glicolico e glicerico e sali minerali come il sodio, il potassio ed il magnesio, inoltre sono presenti anche glucosidi flavonoici. Tutte queste sostanze avrebbero una marcata azione diuretica, infatti i guaritori consigliano due-tre pizzichi di foglie o di radice di ortica in infusione per ogni tazza, da bere due o tre volte al giorno nelle insufficienze renali, nelle cistiti, nei calcoli delle vie urinarie, nell’artrite gottosa e nei "reumatismi" in genere. Gli infusi vengono anche usati negli eczemi e nelle cure primaverili per le ragazze che hanno mestruazioni troppo abbondanti(per la loro azione: disintossicante, ricostituente ed antiemorragica). Per ultimo, nella medicina popolare, sono consigliati decotti di ortica anche in chi ha disturbi dell’apparato digerente, in particolare nelle ulcere gastriche( per l’azione antiemorragica) e nelle dispepsie di chi ha i calcoli della cistifellea o una certa insufficienza pancreatica (per la presenza nell’ortica di una sostanza simile alla secretina che stimola la funzione del pancreas). E’ chiaro che i metodi popolari sono empirici, ma come ho appena illustrato, hanno un fondamento scientifico, con ciò non voglio certo dire di curare le sopra citate patologie con l’ortica, ma solo di tenere conto delle sue notevoli proprietà.
(da "L'ADESE" ANNO II n.1)