IL TRIFOGLIO
Andando in giro per le campagne a visitare la gente,spesso mi devo confrontare con i rimedi di fitoterapia popolare ancora in uso presso certe famiglie e,da qui,è nato l’interesse per la medicina contadina legata alle piante.
Nelle mie ricerche tento di cogliere il significato profondo di qualche abitudine terapeutica che occasionalmente vado scoprendo. Per l’argomento di oggi ho preso spunto dal fatto che qualche donna anziana consiglia, a chi presenta "dolori" al seno,impacchi con decotto di trifoglio. Ho voluto allora approfondire l’argomento e capire fino a che punto il beneficio sia dovuto al "tepore" dell’impacco e se c’è, invece, anche qualche nesso scientifico per l’indicazione di questa erba.
Nel numero odierno parlerò,quindi,di trifoglio. Quando ho cominciato a studiarlo mi sono trovato di fronte ad un vero e proprio oceano di trifogli: ce ne sono 69 specie solo in Italia,perciò citerò il più conosciuto (Trifolium pratense) accennando brevemente agli altri tipi comunemente usati in fitoterapia.
Il nome deriva,ovviamente,dalla caratteristica disposizione delle tre foglioline ed è stato preso come simbolo della Santa Trinità dai cristiani,in particolare da San Patrizio che predicò il cattolicesimo nella verde Irlanda dove la Trinità si manifestava nelle distese infinite dei suoi prati. Ancora oggi, nel giorno dedicato al santo,gli irlandesi portano con orgoglioso spirito nazionale,un trifoglio all’occhiello.
Esso appartiene alla famiglia delle Leguminose che sono ricche di isoflavoni, sostanze ad azione simil estrogenica con capacità di legarsi,se pur debolmente,ai recettori degli estrogeni;fatto sta che, studi su animali alimentati con dieta ricca di trifoglio,hanno dimostrato una riduzione di possibilità nello sviluppare neoplasie degli organi sessuali. Questo ha portato i ricercatori a studiare l’effetto di estratti di trifoglio anche nell’essere umano soprattutto nel trattamento della menopausa. Quanto ho appena detto,può collegarsi,in un certo modo, all’uso popolare, della pianta in questione, accennato all’inizio. Ma andiamo ora a considerare le altre sue caratteristiche.
Il Trifolium pratense (trifoglio comune) è quello che, appunto, si trova più comunemente nei prati. Fiorisce da maggio a settembre e presenta fiori di colore rossastro. Nel corso dei secoli è stato coltivato come erba da foraggio,in particolare fin dall’epoca dei romani che ne apprezzavano anche le virtù terapeutiche. Sia Dioscoride che Galeno,gli attribuivano la proprietà di guarire le ferite causate dal morso di serpenti velenosi. Dal XVI secolo in poi la pianta fu usata come febbrifugo, tonico, diuretico, stimolante del mestruo. Ricerche più recenti effettuate negli Stati Uniti prospettano una sua azione anticancerogena ( i caroteni e il tocoferolo presenti potrebbero avere questa proprietà). Al trifoglio sono state attribuite anche molte altre funzioni: azione espettorante, antispastica, antinfiammatoria, regolatrice delle secrezioni ghiandolari, antieczematosa (da cui l’uso contadino di impacchi cutanei nelle dermatiti dei bambini).Infusi con questa erba sono stati impiegati per curare: bronchiti, tossi irritative, fenomeni infiammatori dell’intestino e disturbi legati alla menopausa. Come sempre,vorrei ora,capire,almeno in parte, i motivi di alcune proprietà. Il rapporto fra trifoglio ed ormoni,l’ho già accennato,per quanto riguarda la sua azione regolarizzatrice delle secrezioni degli apparati ghiandolari e delle mucose sarebbe dovuta alle seguenti sostanze: pratensolo, pratolo, furfurolo.Esse sono concentrate nelle parti apicali della pianta. Per quanto riguarda l’azione antinfiammatoria,essa è data dal già citato furfurolo e alla isoramnetina presente nei fiori.
Il Trifolium repens (trifoglio dal fiore bianco) ha anch’esso alcune qualità terapeutiche,ma sconsiglio il suo utilizzo perché nelle foglie c’è una sostanza che si trasforma in acido prussico (una volta ingerita) e,assunta in eccesso,può causare avvelenamenti. I fiori,comunque, costituiscono una considerevole fonte di nettare per le api.
Il Lotus corniculatus (trifoglio dal fiore giallo) era già noto agli antichi. Il nome "lotus"deriva dal greco e significa "desidero". Quest’erba è ricordata anche da Omero nell’Odissea e,da sempre, utilizzata in fitoterapia popolare contro i disturbi nervosi, depressione, insonnia e "palpitazioni"ma, tenuta in poco conto dalla medicina ufficiale fino al 1945 quando il farmacologo Leclerc ipotizzò il suo uso come "antispastico" e "calmante". I fiori e le foglie di lotus contengono un glucoside di natura cianogenetica (lotusina) che avrebbe la caratteristica di liberare per idrolisi enzimatica un flavonoide dalla tipica colorazione gialla (lotoflavina) ed una notevole quantità di acido cianidrico. Per questo motivo la pianta sarebbe dotata di una azione sedativa sul sistema nervoso centrale.
La Anthyllis vulneraria (trifoglio vulnerario) non è propriamente un trifoglio,ma ci assomiglia in quanto ogni gambo presenta una serie di foglioline e termina con tre di esse di cui quella apicale più grande. Nel Medioevo la vulneraria era nota come un’erba capace di accelerare la guarigione delle ferite. Il suo nome deriva dal latino vulnus ("ferita"),mentre Anthyllis deriva dal greco e significa "fiore lanoso" (anthòs=fiore; iulus=peluria), infatti la particolare caratteristica del fiore è quella di avere il calice ricoperto da peluria e la corolla di aspetto lanuginoso. In medicina popolare era usata per guarire contusioni,piaghe e ferite. Agli inizi del ‘900 è stata presa in considerazione anche dalla medicina ufficiale per le proprietà leggermente purgative dei suoi fiori. Contiene mucillagini,sostanze tanniche ed un glucoside di natura saponifica che sarebbe responsabile dell’azione depurativa e diuretica.
Il Trifolium arvense (trifoglio a zampa di lepre) presenta inflorescenze morbide e pelose che assomigliano,appunto alla zampa di una lepre. Un tempo era una comune erba infestante dei terreni arati,da cui il nome arvense ("dei terreni coltivati")ed usato dai contadini in varie preparazioni di automedicazione.
Il Trifolium incarnatum (trifoglio rosso) nel passato era coltivato come foraggio ed anch’esso usato nella fitoterapia popolare.
Il Trifolium dubium e la Medicago lupulina sono due tipi di trifoglio selvatico che in Irlanda (come ho accennato all’inizio) vengono portati all’occhiello il giorno di san Patrizio (17 marzo,festa nazionale).
Il Meliotus altissima ( meliloto= "lotus del miele") merita qualche parola in più. Era un tipo di trifoglio molto usato in fitoterapia nel XVI secolo per preparare unguenti contro edemi ed abrasioni cutanee. Successivamente l’infuso dei suoi fiori è stato utilizzato dal popolo come collirio per occhi stanchi ed arrossati. La pianta era, comunque, conosciuta fin dall’antichità: i latini la chiamavano sertula campana perché cresceva in abbondanza nella regione campana e la adoperavano per fare ghirlande ornamentali da porre sul capo. Questa tradizione è stata adottata successivamente dagli spagnoli che definivano il meliloto "corona dei re" .La caratteristica inflorescenza a "capocchia"di colore giallo (o bianco nel Melilotus alba) ha suggerito anche il nome popolare: "zolfanelli". Grazie al suo aroma,la pianta veniva messa negli armadi per profumare la biancheria,ma solo nel 1856 fu studiata in modo approfondito da G.Orosi che ne ricavò le sostanze più importanti. Le sommità fiorite del meliloto contengono glucosidi cumarinici che,per idrolisi enzimatica,liberano il principio attivo curarina,un antispastico e sedativo. La pianta contiene anche sostanze flavonoidiche ad azione diuretica e disinfettante ed un triterpene (metilotogenina) con notevole attività antinfiammatoria. Grazie a queste proprietà il meliloto è stato usato sia per uso topico (come già visto), sia in tisane per curare: colon irritabile, cistiti, uretriti e coliche renali. Non ultima c’è anche l’indicazione negli stati ansiosi e nell’insonnia.
La Medicago arabica (trifoglio d’Arabia o trifoglio del Calvario),secondo una leggenda, deve le caratteristiche macchie delle sue foglie al fatto che gocce di sangue di Cristo,caddero su questa pianta che cresceva ai piedi della croce.
Vorrei terminare accennando ad un particolare trifoglio che è la Medicago sativa (erba medica o erba Spagna) che è apprezzata dai contadini,non tanto per le sue qualità terapeutiche,ma soprattutto perché è un ottimo foraggio ed, inoltre, arricchisce i terreni con le radici che hanno la capacità di fissare l’azoto.
Dei "trifogli" potrei parlare ancora a lungo,ma penso che la "panoramica"che ho presentato sia sufficiente per far capire come questi tipi di piante siano importanti e non solo in fitoterapia,inoltre la caratteristica di possedere le tre foglie le rendono particolarmente adatte per altri discorsi legati ai riti magici (ma questa è un’altra storia).