Artemisia

 

Quando cominciai a scrivere di fitoterapia popolare per questo giornale,iniziai parlando dell’"erba di San Giovanni":Hypericum perforatum ("Adese" anno I n.0). Vorrei oggi ricordare che esiste un altro tipo di "erba di San Giovanni":l’artemisia.Tutte e due le piante devono questa denominazione a tradizioni medioevali:nel primo caso perché l’iperico veniva raccolto il giorno della festa di San Giovanni Battista,nel secondo caso perché si credeva che il santo avesse utilizzato cinture di artemisia per tener lontano i diavoli. Nel corso del tempo entrambe queste erbe sono state usate come amuleto per allontanare il "maligno"e le tradizioni alla fine si sono fuse e confuse fra loro.

 

L’uso in fitoterapia dell’artemisia è,comunque,antichissimo ed il suo nome pare che derivi dal greco "artemes"che significa "sano-integro",quindi:pianta che risana. Secondo altri avrebbe preso il nome da Artemisia, moglie di Mausolo,che,per prima avrebbe scoperto le proprietà di quest’erba in campo ginecologico. Altri ancora pensano che possa ricordare "Artemis", cioè la dea Artemide.

 

Quando,però, si parla di artemisia,qualcuno intende una pianta e qualcun altro un’altra. Per capirci ricorderò che ci sono più tipi di artemisie. Già i botanici ed i medici antichi le distinguevano. Diceva Castore Durante nel 1585:"…è di due(o più) spetie,maggiore e minore,…fa fiori copiosissimi in grappoletti…rispira tutta la pianta di non ingrato odore,onde si mette da molti nel pane e nelle focacce…L’artemisia cotta col fior di noce moscata in vino provoca i mestrui…e le creature morte caccia fuori…La sua decottion con miele o zuccaro mitiga la tosse,purga il polmone,le reni e la vescica… La polvere delle foglie bevuta con vino è ottimo rimedio per sciatiche e per dolori del ventre ed è rimedio a l’oppio…Cotta in vino con camomilla …giova ai dolori di nervi e agli spasmi…A quei che son faticati per il viaggio dà gran ristoro la lavanda fatta con l’artemisia…Dicono che portata l’artemisia a dosso non lascia stancare i viandanti e leva le forze a i cattivi medicamenti e impedisce che non può nuocere né bestia,né il sole". Già da questa descrizione ho in parte anticipato le proprietà della pianta,ma andiamo con ordine.

 

L’Artemisia vulgaris o Artemisia campestris ( artemisia comune) è della famiglia delle compositae è una pianta erbacea alta fino a 150 centimetri con fusto eretto di colore rossiccio e ramoso superiormente,le foglie pennate sono verde scuro e glabre superiormente,biancastre e setose nella pagina inferiore. I fiori di colore giallo o rosso sono piccoli e riuniti in pannocchiette nella parte terminale del fusto e dei rami. Ha un rizoma grosso e legnoso. Cresce nelle zone incolte,ma antropizzate.Fiorisce da giugno a tutto agosto.

 

L’Artemisia absinthium è,in pratica,l’assenzio,mentre l’Artemisia dracunculus è il dragoncello. Ogni tipo di artemisia ha delle peculiarità che cercherò di riassumere.

 

L’Artemisia vulgaris concentra gli oli essenziali nelle parti aeree di cui i più importanti componenti sono il cineolo e il tujone,sono presenti,inoltre, tannini e resine. Alcune di queste sostanze sono potenzialmente tossiche da cui l’uso popolare contadino di pozioni a base di artemisia per provocare l’aborto. Decotti e tisane erano utilizzati anche per:favorire il mestruo,curare la dismenorrea,eliminare i parassiti intestinali,favorire la digestione, soprattutto nei soggetti affetti da dispepsia, e si sfruttava anche l’azione lassativa. Un tempo l’artemisia era usata nelle nevrosi,nell’insonnia,nelle depressioni e per curare l’epilessia. Su questo ultimo punto vorrei soffermarmi. Nella nostra regione il popolo usava l’artemisia per molte altre patologie,ma non per l’epilessia, il suo impiego per questa malattia era una usanza medioevale presso le classi nobili,i contadini,invece avevano molta più fantasia. Ogni regione d’Italia ha tradizioni e metodi diversi. In alcune zone del Veneto,contro il "mal caduco" (chiamato dai contadini:"mal caduto") si beveva un bicchiere di sangue caldo,alla mattina a digiuno eventualmente andando a procurarselo presso i macelli. Questa tradizione ha origini romane. Infatti Plinio racconta che,uno dei tanti modi per guarire gli epilettici,era quello di portarli nell’arena e far loro succhiare il sangue che sgorgava dalle ferite dei gladiatori. E’ noto che il metodo più diffuso nelle nostre zone era mettersi sotto la protezione di San Valentino. In ogni caso si dava al malato la chiave benedetta del santo che doveva essere portata al collo come prevenzione dagli attacchi comiziali. Sempre nella nostra regione,alla artemisia erano preferito (per la patologia in questione) l’uso di decotti di camomilla,valeriana o papavero,tutt’al più era riservata (mescolando polvere di foglie secche e zucchero) per le convulsioni febbrili dell’infanzia,essa era invece usata, sia localmente (lavande vaginali),sia per os,prevalentemente contro i dolori mestruali. L’artemisia è stata utilizzata anche in cucina:in Francia,ancora oggi,si adopera per preparare l’oca farcita,mentre in Inghilterra,in tempo di guerra,era impiegata al posto del tè.

 

L’Artemisia absinthium ha un odore aromatico ed un sapore amaro,cresce in luoghi incolti ed aridi,ma è anche coltivata negli orti. L’assenzio è stato molto usato in passato sia dalla medicina popolare che da quella ufficiale per le sue proprietà digestive,diuretiche ed antipiretiche. Era utilizzato prima del chinino contro le febbri malariche (foglie e fiori polverizzati).Chi aveva dolore di denti otteneva un sollievo masticando le radici della pianta. Essa era adoperata anche per preparare ottimi aperitivi. C’erano anche usi insoliti come quelli descritti da Catone nel De re rustica: "…quando ti metti in viaggio tieni un ramoscello di assenzio sotto l’ano:è un rimedio contro le scorticature delle coscie".Virgilio nelle Georgiche ne lodava le virtù:"..quid medico mihi opus est nempe tuo absinthium levemque robur?".Diceva poi Macer Floridus:…"stomachi robur est, pectiis lenit, culicum fuga est, ictero subvenit, oculos clarificat."Nel periodo della "Scapigliatura"l’assenzio era usato in un infuso alcolico dagli artisti e dagli intellettuali per "liberare la mente".

 

Andiamo a vedere,dunque,il motivo delle sue proprietà. L’olio essenziale può avere effetti tossici. L’avvelenamento da assenzio (absintismo) può causare fenomeni convulsivi ed epilettiformi ed,a volte,portare a morte. La sostanza responsabile è un terpene che agisce sul sistema nervoso (il già citato tujone).I fiori di assenzio contengono,inoltre, anche principi digestivi come il procamazulene "absintina" o altri terpeni (cineolo e cadinene ) tonici ed eupeptici.

 

L’Artemisia dracunculus ha una azione stimolante la secrezione gastrica grazie ad alcune essenze aromatiche contenuta nelle sue parti aeree (estrapolo, fellandrene, linalile).Il dragoncello è indicato come aperitivo,tonico e digestivo veniva usato per aromatizzare i formaggi e le pagnotte. Ancora oggi si adoperano i suoi germogli per rendere piccanti:insalate,carni e frittate. E’ utilizzato come ingrediente per favorire la conservazione dei capperi, cetrioli, cipolle e per esaltare il sapore di senape e mostarda. La pianta,originaria dell’Europa orientale,si può trovare in luoghi erbosi, ma è per lo più coltivata negli orti. 

Come si vede, l’artemisia è,nelle sue varietà,una pianta molto interessante e,come tutte le piante,se usata con criterio, può dare benessere,si deve,però,lasciare sempre agli esperti il compito di consigliarla per qualche patologia:il "fai da te" è sempre rischioso.

 

 

 

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