IL TARASSACO
Nel mio viaggio attraverso la fitoterapia popolare mi sono imbattuto nel tarassaco, una pianta, molto comune ed apparentemente poco importante, se non per i bambini di campagna che l’usavano per giocare soffiandone il soffice ed impalpabile "piumino" di semi, o per fare con lo stelo la "pivasona", cioè un fischietto dal caratteristico suono. E’ un’erba di campo presa in scarsa considerazione dalla medicina antica, ma studiata e rivalutata da quella moderna ed attualmente molto usata in erboristeria; è importante sottolineare, però, il fatto che, da sempre, i contadini ne conoscevano le proprietà benefiche adoperandola sia in cucina, sia per curare i loro malanni. Anche in questo caso, come ho già detto in altre occasioni, la medicina popolare era un passo avanti a quella ufficiale, in quanto la prima si basava su riscontri concreti, mentre la seconda, troppo a lungo, è stata legata alla filosofia, adottando solo in tempi relativamente recenti il metodo sperimentale per testare l’effetto farmacologico delle sostanze. I contadini usavano di questo "radicchio di campo" la radice torrefatta (come succedaneo del caffè) e le foglie consumate soprattutto in insalata. Per la fitoterapia contadina era proprio la radice la parte più importante, essa veniva raccolta preferibilmente in autunno ed utilizzata in varie preparazioni. Originario delle regioni asiatiche il tarassaco si è diffuso nelle nostre zone assumendo le caratteristiche di una pianta infestante grazie al notevole numero di fiori ermafroditi riuniti nel capolino ed alla quantità elevata di semi muniti di un pappo piumoso adatto alla dispersione con il vento (tipico soffione).E’ chiamato in vari modi (dente di leone, piscialetto, cicoria selvatica, ecc.), ma i nostri contadini usano per lo più il termine di pisacan o brusaoci. Vediamo di esaminare meglio quest’erba. E’ della famiglia delle Compositae, del genere Taraxacum, della specie officinale Web. Fiorisce in tutti i luoghi incolti o coltivati da marzo a settembre. E’ una pianta erbacea, perenne alta 20-30 centimetri, con radice "carnosa" da cui hanno origine le foglie a mazzetto e più peduncoli fioriferi; le foglie glabre, hanno una forma particolare ed inconfondibile: lanceolate-dentate (da cui dente di leone); i fiori sono numerosi per ogni piantina ed hanno un capolino giallo dorato; il piccolo frutto è un achenio munito di pappo (paracadute) che consente la sua dispersione con il vento. Il tarassaco possiede molte proprietà terapeutiche. La medicina popolare lo usava e lo usa come antipiretico e come diuretico (effetto universalmente riconosciuto: i contadini francesi chiamano, infatti, il tarassaco "pissenlit"),ma viene utilizzato in modo particolare per i suoi effetti sul fegato. Come ho già detto, nelle nostre campagne il brusaoci è molto apprezzato in cucina: si raccolgono le sue foglie soprattutto in primavera per preparare gustose insalate e più avanti nella stagione per cucinarle come gli spinaci, lessandole prima e passandole in padella poi, con aglio e pancetta, accompagnando il tutto con la polenta. Ricordo, nuovamente, che i fitoterapeuti prediligono le radici le quali, in autunno, contengono una maggiore concentrazione di: inulina, fitosteroli, vitamine del gruppo B e un alcool triterpenico del gruppo della beta-amirina, il taraxasterolo (che pare sia il responsabile degli effetti benefici sul fegato).La medicina moderna ha portato avanti studi sul tarassaco dopo gli esperimenti di Rutherford e Vignal (1875) i quali, attraverso prove sui cani, osservarono che l’estratto di tarassaco agiva provocando la contrazione della cistifellea. Successivamente Chabrol e collaboratori (1931) confermarono una sua azione colagoga e coleretica (facilita la produzione di bile ed il suo passaggio dalla cistifellea al duodeno, favorendo una buona funzione epatica ed una migliore digestione).Recenti studi hanno, inoltre, dimostrato che il tarassaco possiede una blanda azione cardiocinetica e ciò sarebbe avvalorato da esperimenti effettuati su cuore isolato di rana. Altre prove eseguite su conigli, hanno fatto ipotizzare anche una sua azione antidiabetica, per cui c’è da aspettarsi che, oltre alla fitomedicina (che già lo usa),anche la medicina ufficiale possa utilizzare prossimamente un estratto di tarassaco in preparazioni farmaceutiche. Ma torniamo alla medicina contadina. La gente di campagna, anche senza aver compiuto sofisticati esperimenti, da sempre, ha utilizzato questa pianta per curarsi. Farò qualche esempio.
I contadini la usano ancora oggi per ottenere un digestivo chiamato vino di brusaoci: si mettono circa 50 grammi di radice (ben pulita) in un litro di vino bianco, si lascia macerare il tutto per 10 dì agitandolo ogni tanto, lo si filtra e lo si conserva preferibilmente in una bottiglia di vetro scuro; si beve un bicchierino dopo i pasti e pare possegga, appunto, la proprietà di favorire la digestione. Per preparare una buona tisana depurativa si procede come segue: si fanno bollire per 5 minuti in un litro di acqua un pizzico di foglie, di radici e di fiori di tarassaco, poi si filtra il tutto bevendolo subito, tiepido, o anche il giorno dopo, freddo, al mattino ed alla sera. Sembra avere una blanda azione antipiretica, oltre che disintossicante. Volendo, si possono aggiungere anche altre erbe come foglie di menta e di ortica. Nelle nostre campagne questa bevanda era somministrata a chi era affetto da tutti i tipi di "itterizia", era ed è usata pure in chi ha i calcoli della cistifellea, dipepsia, stitichezza, gotta, diabete, emorroidi, insufficienza renale, insufficienza epatica e dermatiti. A proposito di pelle si può ottenere un’acqua rinfrescante e depurativa per la cute del viso facendo bollire un pugno di fiori di tarassaco per qualche minuto in un litro d’acqua, filtrando successivamente e conservando questo liquido al fresco (oggigiorno in frigo).Lo si usa per lavarsi il viso mattino e sera e pare che abbia il potere, fra l’altro, di schiarire le efelidi. Secondo la fitoterapia moderna, il tarassaco avrebbe anche una azione ipocolesterolemizzante, oltre alla già citata proprietà di "depurare" il fegato. Le sue sostanze agirebbero sulle membrane cellulari degli epatociti, ottimizzandone la funzione e regolarizzando anche il metabolismo dei grassi. Inoltre, sembra, che l’uso costante del tarassaco, riesca a normalizzare le transaminasi. Estratti della pianta si possono reperire, nelle erboristerie, ma anche in farmacia, in capsule già preconfezionate. Nell’uso di questa, come di tutte le altre erbe, sento di dover dare un consiglio: è bene affidarsi a chi da anni le conosce ed è esperto nei metodi di raccolta e di utilizzo. A volte, il "fai da te" può essere rischioso, soprattutto nel prenderle in posti inquinati o contaminati da antiparassitari. Per quanto riguarda gli effetti benefici delle piante, questi sono indubbi, sperimentati, da sempre, dalla medicina popolare, ma, anche in questo caso, si deve ricordare che i risultati sono molto soggettivi, come, d’altra parte, anche utilizzando i farmaci della medicina ufficiale. Io ritengo che non ci debba essere antagonismo fra questi due mondi e che sia importante far prevalere il buon senso da parte del terapeuta (qualunque esso sia) nel valutare i limiti che ogni metodo di cura possiede. E’ bello recuperare le tradizioni di un tempo, in quanto più vicine alla natura, è invece sconsiderato non utilizzare quanto la scienza moderna ci offre, se gravi problemi di salute lo impongono. Purtroppo oggigiorno la vera medicina popolare che aveva l’intento di curare e guarire i propri familiari, i conoscenti, i vicini, senza alcuno scopo di lucro, non esiste più ed il profitto è diventato il perno attorno cui ruota sia la medicina ufficiale, che quella alternativa. Sta alle persone sviluppare quel buon senso, di cui parlavo prima, che serve per navigare nel mondo della salute. Comunque ritengo che, in questo mare, il miglior nocchiere sia il vecchio medico di famiglia, abituato, da sempre, a mediare fra le "due medicine".
(da "L'ADESE" ANNO II n.3)