La MUSICA dei nostri Nonni 

La vita contadina si svolgeva seguendo il ritmo delle stagioni con riti dal significato profondo e spesso arcaico. Vi è infatti un legame molto stretto tra il ciclo della natura e il rito, perché la vita ,la morte e la  rinascita della natura è lo stesso dell’uomo e proprio questa ciclicità rispecchia lo svolgersi della sua esistenza.

La cultura contadina si basava quindi sulla ritualità e il rito era molto importante perché facilitava la trasmissione dell’esperienza e della conoscenza. Pensiamo ai proverbi legati alla ritualità agraria (*):

            Febraro suto erba dapartuto.

           La piova marzolina la porta tanta farina.

           Se da màgio rasserena ogni spiga sarà piena.

           Se a novembre no te ghè arà tuto l’ano xè malandà.

 

Molto importante era anche il ruolo delle oraxion, delle preghiere, della religiosità. Un esempio particolare ci è dato dalle previsioni del tempo che venivano affidate ai Santi, o meglio, al Santo del giorno: questi veniva chiamato a proteggere e a favorire il lavoro del contadino, delle ‘bestie’ e dei campi(*).

            Sant’Antonio se no gh’è el giazzo el lo fa, se el gh’è el lo désfa.      (S. Antonio abate – 17 gennaio)

            De san Va’entìn se sòmena l’aio e el zeolìn.                                        (S. Valentino – 14 febbraio)

            De san Piero el forménto e anca el péro.                                             (SS. Pietro e Paolo – 29 giugno)

(*) da Doman doman domenega, Camillo Corrain - Roberto Valandro, Quaderni del Gruppo Bassa Padovana, Stanghella(PD) 1980-1096

 

S. Antonio Abate: questa immagine figurava immancabilmente attaccata alla porta della stalla (*).

       

Molto importante nella vita e nella cultura contadina è stata la musica, infatti i canti  e i balli legati al mondo contadino e popolare sono l’espressione collettiva del rapporto con la Madre Terra.

Nella ritualità il canto ne esprimeva la parte più spirituale e viva del rito, perché tramandato alle diverse generazioni dalla memoria della comunità. I canti della tradizione agraria comprendono molto spesso aspetti liturgici  del rito cristiano perché la religiosità era parte integrante della vita e del lavoro. I riti e le feste agrarie che si svolgevano durante l’anno solare erano più numerosi all’inizio del ciclo vegetativo, più radi nei tempi della maturazione e del raccolto, ma tutti colmi di significato culturale.

I periodi dei due solstiziINVERNOESTATE e  dei due equinoziPRIMAVERAAUTUNNO – sono quelli più ricchi di riti integrati nella liturgia cristiana.

L'arco Natalizio, periodo dell'attesa: iniziava da S. Martin e proseguiva con la Ciàrastela (bassa padovana - RO), Nina (VI), Capanna, Stella   (zona veronese),.. . 

Questi canti sono detti anche canti di questua perché conservano il loro carattere più antico, quello questuante (andare a mendicare, chiedere l’elemosina; raccolta di oblazioni da parte di religiosi per scopi di carità o di culto).

Ai primi di dicembre, il gruppo (coro) girava con una sacheta e una sporta per riporvi poenta, farina, el salamìn, preparato dalle famiglie per quella occasione.

Questa offerta conservava il gesto e la ritualità di un tempo: propiziare le forze divine e naturali per il prossimo raccolto e, secondo l’insegnamento della Bibbia, ciò che si aveva ricevuto da Dio e dalla natura lo si doveva condividere con i poveri e con le persone consacrate a Dio (frati, sacerdoti).

Tra i questuanti di mestiere vi erano i Torototela.

Torototela torototà  siora parona la vegna de quà.

No so miga indiavolà so 'na povera mascherina che dimanda la carità carità  on parsuto on salamin   calche  cossa la me darà.        

E la varda 'tel cassetin ca ghe xè on salamin  se la dise ch'el xè massa  me lo tàgia  par metà.                              Torototela torototà. (*)

   lo strumento del Torototela

 da Strumenti musiche e balli  tradizionali nel Veneto,  M.Dalla Valle - G. Pinna -R. Tombesi, Arnaldo Forni Ed. 1987.

Con la ritualità del fuoco (il giorno della Befana) si apriva il ciclo primaverile e con il bruciare dei falò si chiudeva l'attesa del sole  (solstizio invernale) e inizia il Carnevale - periodo della propiziazione. Questi rappresenta la lotta tra il gelo-inverno e il ritorno della vita vegetativa-primavera. Questa lotta viene interpretata dai processi-condanna della Vecia (sterilità e fame) e dai CANTI CONTRASTO.

La Festa di Calendimaggio e la ritualità nuziale - periodo del raccolto.  <<La ritualità del maggio assumeva tre forme diverse: il piantamento di un albero verde che rappresentava la forza della nuova vegetazione (l'albero de maio) - el mariazo che celebrava con la sposa de maio la fertilità della terra madre - la lode de le putele, la tradizione di contrassegnare con rami o altri simboli di lode le porte delle ragazze da maritare.>> da Cante e cantàri, D. Coltro, Marsilio Ed.1988.

Legati alla ritualità nuziale vi sono Il canto della Partentia, Le caroze, Cossa gala magnà la sposa, ecc ...,i balli figurati e quelli tradizionali.

 

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